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Il terremoto politico è arrivato: mentre i social media si trasformano in un Far West digitale, i governi si muovono rapidamente per regolamentare l’ecosistema digitale. Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez non ha usato mezzi termini durante il World Governments Summit di Dubai: “Oggi i nostri figli sono esposti a uno spazio che non sono mai stati destinati a navigare da soli. Uno spazio di dipendenza, abuso, violenza, pornografia, manipolazione e altra violenza”. Su questo, pochi avrebbero da ridire.
Spogliate con l’IA, abusate digitalmente e sfruttate sessualmente. Questo è solo la punta dell’iceberg quando si parla di violenza di genere: un fenomeno che colpisce ogni giorno migliaia di donne online e che è ancora lontano dall’essere debellato.
«La proprietà intellettuale è protetta», afferma la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Tuttavia, i nuovi e potenti strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale stanno determinando profondi cambiamenti nell’industria creativa. Queste parole sono dunque destinate a restare solo un motto?
Il trend degli AI companions è in rapido aumento, soprattutto tra bambini e adolescenti vulnerabili. In alcuni casi, i chatbot vengono percepiti come più “reali” di un amico umano. Oltre questa facciata, però, i chatbot basati sull’IA possono rappresentare rischi significativi per i giovani utenti.
Per rispondere alle minacce di Donald Trump di imporre sanzioni all’UE sulla governance digitale.
Nel mondo digitale di oggi, è importante insegnare ai propri figli l'importanza di proteggere le informazioni personali. I bambini sono circondati da dispositivi digitali intelligenti, postano sui social media, si divertono a giocare con i videogiochi online. Questo articolo vi aiuterà ad insegnare ai vostri figli la sicurezza digitale.
Il 2021 è stato un annus horribilis per WhatsApp. Quasi tutto ciò che poteva andare storto, di fatto è andato storto. Sembrava che la storia si sarebbe ripetuta a gennaio, poi la piattaforma ha annunciato le nuove linee guida sulla privacy. In sostanza, chi voleva continuare ad utilizzare attivamente WhatsApp doveva consentire all'azienda di trasmettere i propri dati alla società madre, Facebook.